LONDRA - Hanno finto che il loro parente, morto, fosse addormentato in modo da poterlo riportare in Germania senza pagare le tasse. Protagoniste della vicenda due donne che hanno cercato di far imbarcare un 91enne defunto su un aereo a Liverpool, sistemandolo sulla sedia a rotelle nella speranza che gli addetti all'aeroporto non si accorgessero di nulla. Le due donne sono state arrestate.
(corriere.it - 06.04.2010)
martedì 6 aprile 2010
venerdì 26 marzo 2010
non si torna mai a casa prima senza avvisare
Brutta sorpresa per un marito rientrato in anticipo dal lavoro. Prima lo spavento per aver trovato la moglie inerte, a letto con un'amica e due sconosciuti, tutti nudi. Poi l'allarme: ha pensato a un tentativo di rapina finito in violenza sessuale. Infine la beffa.
L'uomo ha chiamato la polizia e ha scoperto la triste verità. La consorte, approfittando della sua assenza, aveva organizzato un festino a casa sua a base di alcol, droga e sesso. Poi si è addormentata insieme ai suoi ospiti, tutti insieme sul letto matrimoniale, esausti. E così li ha trovati il marito a Tarquinia, in provincia di Viterbo, rientrato prima del previsto.
La donna era tranquilla perché sapeva che il coniuge non sarebbe rientrato che nella tarda mattinata del giorno successivo. Così ha improvvisato una serata con un'amica e due uomini, conosciuti poco prima in un ristorante. Però, dopo alcune ore di baldoria, i quattro si sono addormentati. Quando il marito ha scoperto il letto matrimoniale decisamente affollato, ha chiamato la polizia.
(repubblica.it - 26.03.2010)
L'uomo ha chiamato la polizia e ha scoperto la triste verità. La consorte, approfittando della sua assenza, aveva organizzato un festino a casa sua a base di alcol, droga e sesso. Poi si è addormentata insieme ai suoi ospiti, tutti insieme sul letto matrimoniale, esausti. E così li ha trovati il marito a Tarquinia, in provincia di Viterbo, rientrato prima del previsto.
La donna era tranquilla perché sapeva che il coniuge non sarebbe rientrato che nella tarda mattinata del giorno successivo. Così ha improvvisato una serata con un'amica e due uomini, conosciuti poco prima in un ristorante. Però, dopo alcune ore di baldoria, i quattro si sono addormentati. Quando il marito ha scoperto il letto matrimoniale decisamente affollato, ha chiamato la polizia.
(repubblica.it - 26.03.2010)
martedì 23 marzo 2010
venerdì 5 marzo 2010
venere bianca
Altro che finzione, questa è una storia vera. E' la storia di una nevicata nella città di Rahway, nel New Jersey, e di Elisa Gonzales. Elisa è un'appassionata d'arte ed ama realizzare sculture ispirate a opere famose. Appena smette di nevicare esce in giardino con i suoi due figli e prepara un pupazzo di neve. Ma non è un pupazzo qualsiasi: è la riproduzione della celebre "Venere di Milo". Ma la possibilità di ammirare il lavoro dura poco. I vicini, contrariati dalla nudità, chiamano la polizia che si presenta alla porta di casa Gonzales. Intimano alla donna di risolvere il problema. !O trova il modo di coprire il pupazzo, o saremo costretti a distruggerlo". Elisa resta perplessa per qualche minuto ma senza perdersi d'animo va in giardino e "veste" la sua Venere di neve.
(repubblica.it - 05.03.2010)
(repubblica.it - 05.03.2010)
mercoledì 3 marzo 2010
giro... girotondo... casca il mondo...
Dopo il terremoto del Cile, la Terra gira più velocemente e le giornate si sono accorciate di 1,26 microsecondi.
L'asse di rotazione si è spostato di 2,7 millisecondi di arco, pari a 8 centimetri.
(corriere.it - 03.03.2010)
L'asse di rotazione si è spostato di 2,7 millisecondi di arco, pari a 8 centimetri.
(corriere.it - 03.03.2010)
sabato 27 febbraio 2010
martedì 23 febbraio 2010
bara-re
VERONA (22 febbraio) - Punto primo: costa 280mila euro. Punto secondo: è una bara. Ma non si tratta di una cassa qualsiasi ma di una bara super accessoriata con tanto di telefono per avvertire i parenti in caso di morte apparente. I produttori garantiscono: funziona anche sotto terra. Alla Fiera del lusso di verona c'è anche questo. Una bara con il telefono perchiedere aiuto in caso di morte apparente: è una delle propostedi Luxury & Yatch, il salone del lusso in programma a Verona Fiere dal 25 febbraio al primo marzo.
E fra i tanti oggetti alla portata dei Paperoni c'è anche la "bara della sicurezza", dotata di un sofisticato sistema di telesoccorso che dà la possibilità di far partire una chiamata ad numero telefonico selezionato dalla famiglia, o in alternativa di lanciare un messaggio di aiuto in 50 lingue. L'impianto funziona tramite una batteria al litio garantita per mesi, la cassa è impreziosita da una lamina in oro 24 carati e interni in seta; il tutto ad un costo di 280mila euro.
(gazzettino.it - 22.02.2010)
E fra i tanti oggetti alla portata dei Paperoni c'è anche la "bara della sicurezza", dotata di un sofisticato sistema di telesoccorso che dà la possibilità di far partire una chiamata ad numero telefonico selezionato dalla famiglia, o in alternativa di lanciare un messaggio di aiuto in 50 lingue. L'impianto funziona tramite una batteria al litio garantita per mesi, la cassa è impreziosita da una lamina in oro 24 carati e interni in seta; il tutto ad un costo di 280mila euro.
(gazzettino.it - 22.02.2010)
giovedì 14 gennaio 2010
cura te stesso

MILANO - Sul numero di Natale del British Medical Journal è stata riportata una storia molto particolare, una bella storia vera: lo straordinario caso umano e professionale del dottor Leonid Ivanovich Rogozov, chirurgo di una base antartica sovietica, che nel 1961, durante l’inverno polare, si operò da solo di appendicectomia. Ecco come andarono i fatti, secondo l'articolo della rivista scientifica britannica.
MEDICO ESPLORATORE - Rogozov aveva all’epoca solo 27 anni e si era imbarcato come unico medico sulla nave Ob, che ai primi di dicembre lo sbarcò, assieme a un altro gruppetto di esploratori polari, sulla costa antartica Astrid Princess, con il compito di mettere in piedi una nuova base sovietica. Il gruppo lavorò sodo e a febbraio la nuova base, chiamata Novolazarevskaya, era pronta. Giusto in tempo, perché stava arrivando il terribile inverno antartico, con tempeste di neve, gelo estremo e buio pressoché perenne, mentre la nave non sarebbe tornata fino al dicembre successivo. Il gruppo era confinato in un ambiente selvaggio e inospitale, completamente isolato dal resto del mondo.
I SINTOMI - In aprile, come risulta dal suo diario, Rogozov cominciò a sentirsi male. Inizialmente si trattava di nausea, malessere e debolezza, ma poi comparvero anche dolore addominale che si espandeva al quadrante destro inferiore e febbre a 37.5 °C. Si legge nel diario del 29 aprile: «Sembra che io abbia l’appendicite. Continuo a mostrarmi tranquillo, perfino a sorridere. Perché spaventare i miei amici? Chi potrebbe essermi di aiuto?» Così il giovane chirurgo decise di iniziare un trattamento medico con antibiotici e applicazioni fredde locali, ma le sue condizioni presto peggiorarono, con nausea e vomito che diventarono più frequenti e la febbre che saliva. Presto, nella sua mente di medico si profilò quella che poteva essere l’unica soluzione per salvarsi la vita, prima di una perforazione che giudicò ormai quasi sicuramente imminente: operarsi da solo.
LA PREPARAZIONE DELL’INTERVENTO - Alle 20.30 del 30 aprile, Rogozov scrisse sul suo diario: «Sto peggiorando. L’ho detto ai compagni. Adesso loro stanno iniziando a togliere tutto quello che non serve dalla mia stanza». Inizia la preparazione per l’intervento, ed è ovviamente Rogozov stesso a dare tutte le precise istruzioni sul da farsi. Il meteorologo Alexandr Artemev, il meccanico Zinovy Teplinsky e il direttore della stazione Vladislav Gerbovich si lavano per l’intervento e indossano camici sterilizzati in autoclave e guanti: Artemev sarà il ferrista, Teplinsky aggiusterà la direzione della lampada e orienterà lo specchio, Gerbovich sarà pronto a sostituire chi degli altri due dovesse sentirsi male o svenire. Rogozov prepara anche alcune siringhe già caricate con farmaci che gli dovranno essergli iniettati se dovesse perdere conoscenza.
L’INTERVENTO - Alle 2 del mattino seguente, inizia l’intervento. È la prima volta (e forse l'ultima, almeno finora) nella storia della Medicina che un chirurgo si opererà di appendicectomia completamente da solo. C’era stato un solo precedente, nel 1921, ad opera di un certo dottor Kane, ma in quel caso in realtà l’intervento fu solo iniziato dallo stesso paziente, e venne poi completato da alcuni assistenti. Qui, stavolta, Rogozov dovrà fare tutto da solo. Ha deciso di operare senza guanti, perché anche se ha scelto una posizione semiseduta per poter guardare quello che fa, sa che dovrà orientarsi soprattutto con il tatto. Si comincia. La parete addominale viene infiltrata in più punti con 20 millitril di procaina allo 0,5%. Dopo 15 minuti Rogozov parte con l’incisione, di 10-12 centimetri, e subito si rende conto che la visibilità del campo operatorio, specie in profondità, è scarsa, tanto che deve spesso tirare su la testa, e comunque deve fidarsi di quello che le sue mani riescono a sentire. Passano circa 45 minuti, mentre le sue mani avanzano all’interno del suo stesso addome, e intanto il chirurgo comincia a percepire un senso di vertigine e di crescente debolezza, tanto da doversi fermare più volte. Gli assistenti gli asciugano ripetutamente il sudore sulla fronte. Perde molto sangue. Mentre cerca di raggiungere l’appendice, si rende conto a un certo punto di aver lesionato il cieco, e deve suturarlo. Ogni 4-5 minuti deve fermarsi per 20-25 secondi, a causa del senso di debolezza che avanza. Finalmente ecco l’appendice. In quel momento, il cuore di Rogozov rallenta, e lui si sente svenire, pensa che tutto stia per finire male. Però, alla fine, ce la fa a rimuoverla e a ricucire la ferita chirurgica. «Con orrore mi rendo conto che l’appendice ha una macchia scura alla base. Questo vuol dire che anche un solo altro giorno e si sarebbe rotta e…» scriverà poi Rogozov nel suo diario, lasciando i punti di sospensione.
IL DECORSO POST-OPERATORIO - L'intervento termina alle 4 del mattino, e gli assistenti, che più volte sono stati sul punto di svenire, ora sgomberano le attrezzature. Rogozov è sfinito e si addormenta con l’aiuto di un sonnifero. La mattina dopo la sua temperatura è a 38,1 °C. Prosegue la terapia antibiotica. Dopo quattro giorni il suo intestino riprende a funzionare, e il giorno seguente la temperatura corporea rientra nella norma. Trascorse due settimane dall’intervento, e tolti i punti, Rogozov torna al lavoro. Scrive nel suo diario l’8 maggio, ripensando al suo stato d’animo durante l’intervento: «Non mi sono concesso di pensare a nient’altro che al compito che avevo davanti. Era necessario armarsi di coraggio e stringere i denti».
QUARANT'ANNI DOPO - Passa un altro anno e il 29 maggio 1962, finalmente la nave recupera il gruppo di esploratori e li riporta a Leningrado, dove Rogozov torna al lavoro nel Dipartimento di chirurgia generale del First Leningrad Medical Institute. Morirà il 21 settembre 2000, quindi quasi quarant’anni dopo lo straordinario intervento di appendicectomia su se stesso. Quarant’anni di vita che avrebbero potuto non esistere senza il coraggio e la perizia di quel giovane chirurgo. Ed è bello sapere che la storia di Leonid Ivanovich Rogozov è stata raccontata sul BMJ di Natale, con evidente orgoglio, da suo figlio, il dottor Vladislav Rogozov, che oggi è anestesista nel Department of Anaesthetics dello Sheffield Teaching Hospital, in Gran Bretagna.
(corriere.it - 11.01.10)
operazione ciuccio
ROMA (13 gennaio) - Alla questura di Taranto hanno finito per chiamarla "operazione ciucci", prestandosi di buon grado a intervenire per quello che inizialmente al personale del 113 era sembrato soltanto uno scherzo. E' accaduto con l'arrivo al numero di emergenza della polizia di una telefonata insolita: «Pronto? Mi chiamo Marco. Volevo darvi i miei ciucci perché sto diventando grande, ho quasi 4 anni».
Il piccolo Marco, infatti, stanco di sentirsi rimbrottare dalla mamma («Togliti il ciuccio dalla bocca, ormai sei grande»), aveva deciso di "patteggiare": alla vigilia del quarto compleanno ha detto ai genitori che avrebbe consegnato i suoi amati "ciucciotti", ma solo alla polizia. Poi ha preso il telefono e ha chiesto ai genitori di comporre il 113. La centralinista della questura, dopo un attimo di smarrimento, ha messo in contatto la mamma del piccolo con la responsabile dell'ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, Carla Durante, che si è volentieri prodigata per accontentare il bimbo.
«L'abbiamo soprannominata “operazione ciucci” - dice all'Ansa la dirigente della questura - La mamma mi ha spiegato che suo figlio non riusciva a togliersi il vizio del succhiotto che usava abitualmente per addormentarsi. Lo rimproverava continuamente e il bimbo ha detto ai genitori che si sarebbe privato dei ciucciotti, ben quattro, solo per consegnarli alla Polizia, di cui è un fan sfegatato».
A quel punto è scattata l'operazione. La dirigente ieri sera ha inviato due poliziotti di quartiere alla ludoteca dove era in corso la festa di compleanno di Marco. Gli agenti sono arrivati prima del taglio della torta. «La sala era piena», racconta divertita Carla Durante, «oltre ai genitori e alla sorellina, c'erano i nonni, gli zii e gli amichetti del bimbo. Tra lo stupore generale, i due poliziotti hanno chiesto al piccolo Marco i ciucci e lui, serenamente, ha preso il sacchettino con i succhiotti e li ha consegnati. Ha promesso di non utilizzarli più in futuro e in cambio ha ricevuto un berrettino della Polizia». Gli altri bimbi, incuriositi, hanno circondato gli agenti per farsi fare una foto ricordo.
(gazzettino.it - 14.01.10)
Il piccolo Marco, infatti, stanco di sentirsi rimbrottare dalla mamma («Togliti il ciuccio dalla bocca, ormai sei grande»), aveva deciso di "patteggiare": alla vigilia del quarto compleanno ha detto ai genitori che avrebbe consegnato i suoi amati "ciucciotti", ma solo alla polizia. Poi ha preso il telefono e ha chiesto ai genitori di comporre il 113. La centralinista della questura, dopo un attimo di smarrimento, ha messo in contatto la mamma del piccolo con la responsabile dell'ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, Carla Durante, che si è volentieri prodigata per accontentare il bimbo.
«L'abbiamo soprannominata “operazione ciucci” - dice all'Ansa la dirigente della questura - La mamma mi ha spiegato che suo figlio non riusciva a togliersi il vizio del succhiotto che usava abitualmente per addormentarsi. Lo rimproverava continuamente e il bimbo ha detto ai genitori che si sarebbe privato dei ciucciotti, ben quattro, solo per consegnarli alla Polizia, di cui è un fan sfegatato».
A quel punto è scattata l'operazione. La dirigente ieri sera ha inviato due poliziotti di quartiere alla ludoteca dove era in corso la festa di compleanno di Marco. Gli agenti sono arrivati prima del taglio della torta. «La sala era piena», racconta divertita Carla Durante, «oltre ai genitori e alla sorellina, c'erano i nonni, gli zii e gli amichetti del bimbo. Tra lo stupore generale, i due poliziotti hanno chiesto al piccolo Marco i ciucci e lui, serenamente, ha preso il sacchettino con i succhiotti e li ha consegnati. Ha promesso di non utilizzarli più in futuro e in cambio ha ricevuto un berrettino della Polizia». Gli altri bimbi, incuriositi, hanno circondato gli agenti per farsi fare una foto ricordo.
(gazzettino.it - 14.01.10)
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